Una domenica da Ikea
Come ha spiegato con intuito acutissimo il sociologo Marc Augé, i centri commerciali sono dei non-luoghi. Però nella periferia romana il non luogo trova una sua becera identità, soprattutto in estate, in tempo di crisi recessiva a di scarsità di vacanze: ecco allora che Ikea sull’Anagnina, propaggine di Roma sud ai piedi dei castelli romani, diventa la meta ideale per giovani famiglie in cerca di un consumo dai prezzi stracciati, di oggetti abbastanza inutili ma così economici da sfidare la crisi. Il genio del signor Ikea è universalmente conosciuto, ma riuscire a scalfire la diffidenza dei romani e piegarli ai suoi prodotti dai nomi impronunciabili è davvero un successo commerciale degno del più maturo capitalismo occidentale. Oggi la gita ad Ikea è stata particolarmente interessante; una folla di giovani coppie in shorts ed infradito i lui, in calzoni alla pescatora stile Jaqueline Kennedy a passeggio per via Camerelle a Capri, solo fornite di stazze da post gravidanza o semplicemente da abbuffate romanesche le lei; un esercito di passeggini ultraleggeri, superattrezzati di cinghie, ombrellini, soffietti, bauletti porta giochi che accolgono neonati superenergetici e urlanti per il rumore assordante a cui sono sottoposti; oppure bambinetti di pochi anni inseguiti da padri nevrotici che si insinuano sotto gli enormi carrelli, dai nomi classici ma abbreviati alla romana….ecco allora un coro di Aléééé (Alessio/Alessandro); Giallù (Gianluca) , Christia (Christian), Sabbrì (Sabrina), i quali, vestiti e attrezzati esattamente come i loro genitori, poco più che trentenni, si aggirano negli enormi corridoi del super mega store (!), pietendo dai genitori esasperati dal caldo e dalla folla un oggetto, un regalo, un economico gadget che finirà quasi certamente nel secchio dei rifiuti, rigorosamente differenziati.
Poi ci sono gli anziani, nonni al seguito delle famiglie in struscio domenicale, confusi e spaesati alcuni, più pratici e avveduti gli altri, soprattutto se commercianti, abilissimi a trovare occasioni interessanti da propinare agli ingenui frequentatori di locali superperiferici di cui sono titolari.
La Roma di Ikea è degna di un romanzo di Genna, di Walter Siti o di altri narratori attenti alla mutata antropologia nell’epoca berlusconiana. Il successo di “Bira e calippo” si spiega anche aggirandosi per un paio d’ore o fermandosi alla cassa dell’Ikea: le operatrici/cassiere sono efficienti ma molto spesso grassissime, forse per le troppe ore passate sedute su improbabili trespoli davanti ad un registratore di cassa rapidissimo ma che non consente alcuna sosta o distrazione. Le giovani donne che ho visto oggi compravano pochi oggetti (tovaglioli di carta, candele, stampelle, lampadine) ma erano in gruppo di due o tre, con lunghe gambe abbronzate, mini jeans scoloriti, canottierine stile intimissimi con bretelline del reggiseno ostentatamente in vista, unghie coloratissime (blu, verde, argento) e un birignao romanesco ostentato come un ornamento raffinato…..Oggi non hanno trovato di meglio che passare il pomeriggio al centro commerciale: aiuto!

Elisabetta, domenica d’agosto all’Ikea
02-09-2010
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Un romanzo contro la violenza domestica.'Smettila di camminarmi addosso' di Claudia Priano
Attuale ma mai scontato il bel romanzo di Claudia Priano nelle vesti di una scrittrice in crisi creativa: l’editore vuole in tempi brevi il suo nuovo romanzo, l’uomo con cui ha deciso di vivere è inviato in Afghanistan e la lascia sola nel trasloco e nella nuova sistemazione di vita. Margherita, reduce da una grave crisi nervosa, è sola e disperata in un appartamento nuovo, in un nuovo quartiere, tra persone sconosciute. Dopo qualche momento di panico viene soccorsa dalla cugina Irene, saputissima e arrogante sorella-cugina, che cerca di organizzare con il suo stile autoritario e nevroticamente ordinato l’esistenza della più giovane Margherita. Ma mentre faticosamente tenta di mettere ordine tra i suoi mobili, libri, quadri, ricordi, fotografie per ricreare un angolo accogliente che le permetta di mettersi al lavoro, Margherita comincia e sentire attraverso la sottile parete che la divide dall‘appartamento attiguo, pianti, urla, lamenti soffocati, grida di bambini, voci concitate. Nei giorni che seguono gli episodi si ripetono e attraverso i contatti con alcune donne del vicinato apprende la verità: Anna, madre di due bambini di pochi anni, viene selvaggiamente picchiata e maltrattata dal marito ed è incapace di ribellarsi; la madre di lei, connivente con il genero, la tiene segregata e non ammette intromissioni da parte di quanti, nel vicinato, hanno sentito e sono consapevoli della terribile violenza a cui la giovane Anna sembra essere ormai rassegnata. Il parroco, Don Morena, a cui Margherita si rivolge per invocarne l’intervento, scaccia la donna accusandola di minacciare l’unità familiare a cui sembra tenere in modo determinato e pregiudiziale.

Mentre il dramma dei vicini si consuma lentamente, Margherita entra in contatto con un universo femminile composito e insolito: c’è la ex insegnante che tiene un cineforum casalingo, la barista arcigna ma attenta a quanto accade intorno a lei, ma soprattutto Irene, che vive un rapporto fortemente conflittuale con la cugina che si dipanerà e meglio chiarirà nel corso della narrazione. In realtà l’intreccio narrativo vuole mostrare una diversa modalità di violenza sulle donne che si è perpetuata nel tempo: la madre di Margherita, la stessa Irene, la vicina di casa suicida, tutte queste donne sono state oggetto di violenza domestica, nel silenzio e nell’opaca indifferenza di chi, pur sapendo, ha preferito tacere. Ma Margherita, provata dalla sua vicenda familiare, riuscirà a far uscire Anna dal cono d’ombra, a farla ribellare, a chiamare la polizia in un momento drammatico, a coinvolgere i servizi sociali, a farsi carico dei bambini, a ricucire il rapporto con Irene proprio intorno alla solidarietà femminile nei confronti di chi ha subito l’indicibile tra le mura della propria casa, all’interno della propria famiglia.

Romanzo di denuncia, si, ma soprattutto romanzo, con una bella qualità di scrittura e un buon approfondimento dei rapporti tra i vari personaggi, una struttura ben organizzata pur spaziando tra tempi e luoghi diversi. Le ultimissime pagine del libro sono destinate alle statistiche sulle violenze domestiche (tragicamente note ed evidentemente poco incisive), mentre la lettura del libro è certamente un miglior strumento di denuncia.
02-09-2010
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'Bevete cacao Van Houten' di Ornela Vorpsi - recensione di Daniele Messina
« Bevete cacao Van Houten!» è la frase, raccontava Majakovskij, che il condannato a morte doveva gridare prima della sua esecuzione per pubblicizzare il prodotto e far guadagnare soldi alla sua famiglia: una frase immensamente triste e drammatica, se si tiene in mente il contesto in cui veniva pronunciata. Bevete cacao Van Houten! (Einaudi) è il titolo della raccolta di racconti di Ornela Vorpsi, scrittrice albanese che scrive in italiano ma vive a Parigi, che ci regala uno dei libri più belli di quest’anno: uno spaccato triste e drammatico, appunto, della condizione dell’emigrato, della sofferenza umana, della ricerca dei sogni e la realtà dei fallimenti. Quattordici racconti che in realtà costituiscono un romanzo, un’unica via ininterrotta che percorriamo dalla rossa Albania, sporca di sangue e comunismo, fino alla tanto sognata Italia e alla redenta Francia. Storie di tradizioni, di morti, di follie e psicosi, ritratte dall’abile scrittura elegante e penetrante della scrittrice: conosciamo così la storia di Moma, anziana signora costretta a casa da un cancro; Petraq, folle artista albanese vittima dei suoi quadri e dei pregiudizi della gente; Gazi, meccanico dai sogni di ricchezza che sparisce nel nulla; Lucien, che sacrifica la madre per la Francia; Teuta, che ricerca il sogno italiano e trova l’orrore. Storie divelte, destini dolorosi, introspezioni accecanti che ci fanno commuovere, ci regalano fragilità e restituiscono forza, la forza di resistere, di combattere, di vivere.
26-08-2010
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Un thriller scandinavo anomalo: Sangue di mezz'inverno
Insolito, complicato, fuori dai clichè ormai consolidati del genere “giallo scandinavo” questo romanzo dal titolo inquietante, “Sangue di mezz’inverno” , ci precipita in una Svezia deserta, gelida, spopolata…..Siamo lontani dalle atmosfere cittadine di romanzi recenti e popolarissimi, e ci troviamo immersi in una sorta di atmosfera bergmaniana, in una scena in bianco a nero dove, da una quercia spoglia, dai rami stecchiti, penzola nudo un morto enorme, un ammasso di ferite congelate, un groviglio sanguinolento che non sembra più avere nulla di umano, tranne gli occhi sbarrati dal terrore, in cui si leggono rabbia e disperazione.Siamo a 30 gradi sottozero, un freddo che impedisce quasi il pensiero, ma la detective Malin Fors e il suo collega Zeke non possono fermarsi anche di fronte a condizioni proibitive: devono trovare il nome della vittima e l’autore di un delitto tanto atroce e dalle evidenti caratteristiche simboliche. Comincia così l’indagine che porta la polizia sulle tracce di una famiglia che da subito si intuisce essere coinvolta nel delitto ma che difficilmente si riesce ad intrappolare; una famiglia al cui capo c’è una donna ormai vecchia, Rakel Murvall, ma che continua a svolgere il suo ruolo patriarcale sui figli adulti e su un clan che somiglia ad una famiglia mafiosa. All’origine della storia lo stupro in un campo della giovane Maria Murvall, ora ridotta ad una larva umana, unica femmina di una serie di fratelli. Malin Fors ha una vita privata complicata: una figlia adolescente,Tove, un marito che ha deciso di allontanarsi dalla famiglia scegliendo di fare il volontario umanitario, un giornalista che la corteggia: eppure non si sottrae allo stress di una indagine difficilissima, che porta lei e i suoi colleghi sempre più in fondo a misteri fitti che sembrano aleggiare intorno al sinistro microcosmo della piccola cittadina, Linkoping, nel cui circondario è ambientata la vicenda. Dal punto di vista letterario l’intrigante intreccio è reso più efficace dalla voce della vittima che, fuori campo, dall’alto di un misterioso aldilà non troppo lontano, segue le indagini e vorrebbe quasi indirizzarle, ricordando ossessivamente le proprie indicibili sofferenze: “Vorrei poter fare qualcosa, ma sono impotente”; il monologo interiore di alcuni dei protagonisti, il dolore infinito, fisico e mentale, che pervade tutto il libro, si alterna al racconto dell’indagine poliziesca, dell’invadenza dei media, dei riscontri burocratici che gravitano intorno ai protagonisti, in una mescolanza di registri linguistici, toni narrativi, in un’alternarsi di colpi di scena e pause riflessive che rendono questo romanzo davvero particolare e diverso da molti altri che sono comparsi nell’ultimo periodo sugli scaffali delle librerie nel reparto “thriller”.
25-08-2010
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Morto il fisico Nicola Cabibbo
Gli fu negato il Nobel.Era il «padre» delle idee sviluppate dai 2 fisici giapponesi premiati con il Nobel ma il comitato del premio lo escluse .Era malato da tempo



ROMA - È morto lunedì sera a Roma il fisico Nicola Cabibbo. Era malato da tempo e negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano rapidamente aggravate. Cabibbo, 75 anni, è stato uno dei fisici italiani più noti a livello mondiale per il contributo dato alla conoscenza del mondo delle particelle elementari. Le sue teorie sono presenti in tutti i libri di fisica. Negli ultimi anni, dopo aver lavorato nel Cern di Ginevra, ha insegnato nelle università di Roma La Sapienza e Tor Vergata. Era presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. La sua morte è avvenuta nell'ospedale romano Fatebenefratelli, dove era stato ricoverato nel pomeriggio per una crisi respiratoria.

NOBEL MANCATO - Nicola Cabibbo è il «padre» delle idee sviluppate dai 2 fisici giapponesi premiati con il Nobel ma il comitato del premio il 7 ottobre 2010 lo escluse. Lui con tono gentile disse: «Preferisco non fare dichiarazioni». Fonti a lui vicine dissero che il fisico italiano fu molto amareggiato da quella esclusione. Già nel 2007, a pochi giorni dall'assegnazione del Nobel per la fisica, circolavano con insistenza nell'ambiente scientifico fra Tokyo e Chicago voci che davano per sicuro il Nobel a Cabibbo, Kobayashi e Maskawa. Tutti, insomma, erano convinti non soltanto che le ricerche inaugurate da Cabibbo sarebbero state premiate, ma che il premio Nobel sarebbe stato condiviso dai tre ricercatori. È poi accaduto che il Nobel 2007 è stato assegnato a ricerche di tipo sperimentale e applicativo. Nel 2008 sarebbe quindi stata la volta della fisica teorica. Il campo di ricerca premiato fu quello atteso, a detta di molti mancò però uno dei protagonisti. (fonte: Ansa).

Queste sono le notizie ufficiali: Nicola e Paola Cabibbo hanno diviso con me e mio marito Pier Luigi bellissime vacanze in montagna, all'Alpe di Siusi; molte giornate insieme nella loro casa di Grottaferrata, a pochi passi dalla nostra. E ancotra tanti momenti lieti e gioiosi, tante cene al ristorante, a casa nostra, da loro, con gli amici comuni più cari. Nicola è una persona speciale, un fotografo meraviglioso, un amico vero. Mi mancheranno i suoi sguardi, i suoi silenzi, i suoi occhi così espressivi, i suoi giudizi sintetici e acutissimi,la sua personalità ricca ma discreta, senza esibizionismi a cui ci hanno abiuato tanti mediocri. Nicola da vero genio, taceva.


16 agosto 2010

16-08-2010
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Nell'anniversario della morte di Marylin ;'La mia storia' (Donzelli )
Ricordo perfettamente l’agosto del 1962 , quando arrivò portata da un amico dei miei genitori la notizia choc: era morta suicida Marylin, che non aveva bisogno di cognome; era il mito, il sogno degli anni del dopoguerra, la bellezza allo stato più puro. Avevo solo tredici anni, ma già nell’immaginario di noi ragazzine il mito di Marylin Monroe, dei suoi celebri film, della canzone “I wanna be loved by you” che si ascoltava nel mangiadischi, era già consolidato. Poi, negli anni a seguire, tante chiacchiere su di lei in seguito alle vicende dei fratelli Kennedy, John e Bob, di cui si sussurrava fosse stata amante, e della loro tragica e misteriosa epopea…..poi più niente, tranne fotografie che continuano ad essere divulgate, ora soprattutto dai siti internet. Questo libro è una rivelazione: finalmente si possono ascoltare le parole dell’attrice, i suoi ricordi, le sue emozioni, che, anche se filtrate dalla penna sapiente di un grande sceneggiatore, Ben Hecht, autore se non altro del film tra i più noti di Hitchkock, Notorius, ci arrivano direttamente come dalla sua stessa bocca. Leggendo il libro, corredato da fotografie tanto inedite quanto straordinariamente efficaci nel restituirci un’immagine spesso insolita del personaggio e della donna che si cela dietro di esso, si entra in diretto contatto con la bambina Norma Jean, abbandonata dalla madre e vissuta di carità in numerose famiglie senza mai ricevere amore o interesse da nessuno. Una bambina e poi adolescente poverissima, sembra impossibile pensarla negli Stati Uniti dei tardi anni quaranta e primi anni cinquanta, che faceva la fila per un sacchetto di pane raffermo, sbattuta in orfanotrofi miseri, con una mancanza d’amore cronica che ne segnerà la personalità futura. Il libro, pur avendo un andamento cronologico, si sofferma su alcuni temi centrali: il rapporto con il suo corpo, quello con il mondo del cinema, con il sesso e l’amore, con uomini e donne.
Ne viene fuori il ritratto di una persona molto diversa dall’immagine della star che ha sedotto il mondo. La sua onestà intellettuale, la voglia di studiare teatro e recitazione, di migliorare la sua cultura per divenire una vera attrice, il non accettare denaro che non provenga dal suo lavoro, la capacità di sacrificio pur di raggiungere gli obiettivi che la sua coscienza le indica come prioritari sono le doti che affiorano nella narrazione; ci sono anche i suoi difetti, la impuntualità congenita, l’incapacità di essere costante negli impegni, la mancanza di consapevolezza della potente capacità erotica sprigionata involontariamente dalla sua persona, la paura di confrontarsi con il femminile ( la sfida con Joan Crawford ne è un esempio chiarificatore). La parte più sincera del libro è quella che riguarda il disincanto, la distanza, la capacità di valutazione del mondo dello star system: Hollywood è un luogo privo d’anima, irto di insidie, pieno di uomini senza scrupoli e senza morale, attraverso cui Marylin sembra camminare indenne, senza farsi sopraffare, come se la sua durissima infanzia l’avesse vaccinata da minacce,ricatti, abusi sul suo corpo e soprattutto sulla sua anima. Marylin in Corea che balla davanti ai feriti, Marylin in automobile mentre conosce e apprezza il futuro marito, Joe Di Maggio, Marylin abbandonata che piange disperata in un letto disfatto, Marylin tredicenne con un maglione aderente che scopre la sensualità del proprio corpo e l’arma che questo può divenire…..immagini inedite che ricostruiscono un’epoca, un mondo, una persona la cui fama non era davvero usurpata e che ci riconsegnano un mito finalmente umanizzato.

10-08-2010
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'Il libro delle anime' di Glenn Cooper (Edizioni Nord)
Non si può non aver letto "La biblioteca dei morti", fortunatissimo best seller dell’anno scorso, per affrontare "Il libro delle anime", che ne è il fascinoso seguito. Per gli amanti del genere, e sono ormai moltissimi, il mix di suspence, storia, letteratura, thriller, tradizione colta e sparatorie supertecnologiche cattura i lettori e li lega alla pagina fino all’ultima riga del romanzo.

In questa nuova avventura, Will Piper, l’agente FBI ora in congedo e felice padre del piccolo Phill e fresco sposo della collega Nancy, non riesce a rimanere in disparte e si butta a capofitto in una nuova avventura. Un libro datato 1527 capita nelle mani di una casa d’aste londinese, proveniente da un antico castello di proprietà di Lord Cantwell... il libro è un elenco lunghissimo di nomi e date, di nascita e di morte, di migliaia di persone. Un segreto di stato circonda la misteriosa biblioteca di cui il libro è solo una minima parte. Will, un po’ per forza ma anche per piacere, sa di non potersi sottrarre dal partecipare al recupero del libro preziosissimo e fondamentale per la sicurezza mondiale. Eccolo in Scozia, nel castello da cui il volume proviene, impegnato in un’affascinante caccia al tesoro insieme alla bella ereditiera dell’antica casata, Isabelle, che è una giovane storica appassionata di archeologia. Insieme, scoprono segreti sensazionali che li portano indietro nel tempo: un antenato Cantwell era amico di William Shakespeare; un ruolo non secondario nell’intricata trama svolge il riformatore religioso Calvino.

La storia culturale dell’Europa dall’abbazia altomedioevale di Vectis alla Riforma protestante dei primi del 500 rivivono nelle pagine del romanzo restituendo a quei noti personaggi storici una freschezza ed un’attualità che sono certamente la parte più interessante e originale del romanzo. L’ultima parte, quella incentrata sul tentativo di Will Piper di salvarsi la pelle e di sfuggire ai sorveglianti dell’area segretissima in cui sono custoditi i nomi e le date di morte dei nostri contemporanei, è più scontata anche se necessaria all’epilogo della storia. Il successo di questo secondo volume di Cooper credo quindi sia soprattutto legato alla capacità di rendere la storia, religiosa, culturale, antropologica, facilmente godibile anche a lettori comuni ma non banali. Un’operazione culturale utile e certamente riuscita. Ci sarà ancora un seguito?

22-06-2010
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Il nuovo look del sito www.sololibri.net
Avete visto come è cambiato il sito www.sololibri.net? Ha una nuova veste grafica, si legge con facilità, i colori sono azzeccati....e soprattutto per i lettori di novità e per chi cerca consigli di lettura è una miniera inesauribile di stimoli. Indicate ai vostri amici che cercano libri da leggere o da regalare questo indirizzo. Per chi avesse voglia poi di cimentarsi nella lettura e recensione del libro letto, può farlo, come faccio io da tempo!
Buona lettura a tutti e buona estate piena di libri!
15-06-2010
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'L'amore nuovo' di philippe Forest (Alet)
Difficilmente ho letto un libro scritto da un uomo capace di scavare tanto in fondo nelle pieghe più nascoste di una psicologia devastata dalla perdita di una figlia bambina.

E’ l’operazione letteraria che il francese Philippe Forest compie nel suo romanzo dedicato alla nascita di un amore capace, solo apparentemente, di dargli una possibilità di sopravvivenza psichica dopo il disastro dovuto alla morte di Pauline, vissuta insieme alla moglie Alice. Dopo la scomparsa della piccola, i due, che vivono a Nantes, cercano di rimanere uniti per darsi forza, ma presto si accorgono che non funziona: ambedue tentano di fuggire dalla prigione di dolore sovrumano che li attanaglia allontanandosi l’uno dall’altra, in un’altalena di uscite e di rientri nella casa-tana che li ha visti uniti e fedeli. Nella vita di lui entra come un ciclone Lou, bella e sensuale, e sua figlia Léa, un bimba che nel corso della relazione con la madre gli ripropone il ruolo di padre che aveva smarrito. Gli amplessi con Lou, continui e molto intensi, la loro passione non solo fisica, l’illusione che la vita possa in altro modo ricominciare danno allo scrittore la speranza di poter continuare a vivere e a scrivere, malgrado tutto. Non sarà così. L’illusione resta tale e il male che i due amanti riescono ad infliggersi l’un l’altro ci racconta un’esperienza del dolore, del senso di abbandono, della depressione che subentra ad una perdita, della disperazione che sfocia nell’etilismo, nella mancanza di reazione, nel tentativo di darsi la morte.

Forest ci accompagna senza reticenze e senza pudore nella parte più intima della psicologia maschile, quella che generalmente gli uomini preferiscono far raccontare alle loro compagne e che molto spesso nascondono anche a se stessi. Un libro insolito, passionale, che non esita ad indagare le paure e le fobie che rendono gli uomini talvolta incomprensibili e distanti dalle donne che pur dicono di amare. E’ l’uomo che si mette a nudo, che accetta di subire l’abbandono da parte della donna che ha creduto di possedere, e che invece gli preferisce un essere insignificante ma poco problematico: un’inversione di ruoli singolare, una scrittura intrigante che lascia nel lettore un senso di perdita che rimane a lungo nella mente.
10-06-2010
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'La battuta perfetta' di Carlo D'Amicis (Minimum Fax 2010)
Quando ho cominciato a leggere questo nuovo romanzo di Carlo D’Amicis, dalla inquietante copertina, un telespettatore/clown, ho pensato subito ad un libro che avevo letto da poco e che mi aveva colpito, “Il corpo del capo” di Marco Belpoliti (Guanda), e mi sono piacevolmente stupita nel vedere che proprio quel libro era stato uno degli spunti da cui si era mosso l’autore nel lungo racconto di cui solo apparentemente è protagonista la famiglia Spinato da Matera, ma che a ben vedere è la rappresentazione comico/drammatica della evoluzione dell’immagine e del corpo di Berlusconi stesso e della sua decadenza fisica e morale. Decadenza che viene raccontata attraverso le vicende di costume che hanno portato il nostro paese a vivere per e con la televisione, pubblica e commerciale, democristiana e socialista, in bianco e nero e a colori, di servizio e di intrattenimento, noiosamente colta e orribilmente trash, e alla fine ad immedesimarsi completamente con essa. La narrazione avviene attraverso un lungo dialogo che inizia nei primi anni sessanta tra un figlio, Canio Spinato, ragazzino ribelle ai noiosi e ripetitivi intenti pedagogici e il padre, l’intransigente moralista Filippo, democristiano doc, maestro elementare innamorato di Dante e di San’Agostino e imprevedibilmente vincitore di un concorso che lo porta a Roma, a lavorare in Rai, proprio per quella televisione che lui ritiene pericolosa, ma che, come ha scritto nelle osservazioni per l’Ufficio personale, nelle mani giuste potrebbe elevarsi a formidabile progetto educativo. Così Canio cresce a Matera con la madre e la numerosa tribù patriarcale di nonno, zie, cugini, vivendo un’adolescenza spensierata in cui il vero progetto sembra quello di volere piacere, voler divertire, avere un palcoscenico su cui esibire la sua voglia di sedurre e di essere amato. Battute fulminanti, barzellette prendono il posto dello studio; mentre la compagna Graziella al primo banco, vera secchiona, studia e impara, lui prepara la sua carriera di superficiale e allegro intrattenitore. In quegli anni Pasolini gira il Vangelo secondo Matteo tra le colline aride di Matera, ma l’incontro col celebre regista- intellettuale non scalfisce la sua adorazione per la tv, di cui è un divoratore onnivoro: Carosello, La fiera dei sogni, Canzonissima, Vetrina di un disco per l’estate, Dadaumpa, Tic-tac, Studio Uno, Leggerissimo sono il suo cibo quotidiano….e poi le donne del video che diventano le sue innamorate, destinatarie di lettere e sogni, Maria Giovanna Elmi, Solvi Stubing, Lola Falana, le Kessler, Loretta Goggi. Mentre Canio vive con questi modelli che ne segnano il percorso di crescita durante tutta la settimana, il sabato all’arrivo del padre da Roma deve celare i suoi gusti e le sue passioni: gli unici programmi ammessi dai draconiani principi paterni sono Non è mai troppo tardi del maestro Alberto Manzi di cui Filippo Spinato si sente quasi l’alter ego, e qualche sceneggiato tratto dai classici come Il mulino del Po…. La convivenza tra padre e figlio arriva nel tempo ad un’ insanabile frattura: Canio lascia gli studi, abbandona l’ascetico quartierino di Ponte Milvio che è costretto a condividere con suo padre fuggendo a Milano dove, dopo aver superato innumerevoli ostacoli, riesce a diventare venditore di pubblicità per la nascente industria televisiva dell’imprenditore Berlusconi. La descrizione del rapporto di amicizia fra il brutto arrampicatore materano e il cavaliere in ascesa irresistibile è la parte più interessante del romanzo, e anche la più amara. Attraverso espedienti narrativi quali il dialogo serrato fra diversi personaggi, il flashback, il continuo alternarsi di presente e passato, D’Amicis ricostruisce puntigliosamente un pezzo di storia italiana riuscendo a far emergere le ragioni per cui una gran parte della nostra società ha finito per identificarsi con i sogni televisivi e pubblicitari incarnati in modo così efficace dall’impero mediatico divenuto forza politica e di governo. I rapporti umani falliti tra padri e figli, tra mogli e mariti, tra amici e colleghi sono le macerie intorno a cui si aggira Canio, un pagliaccio triste che diviene in alcune pagine particolarmente efficaci la controfigura del suo padrone, un Berlusconi visto nella sua parabola discendente fino al farsesco finale. Interessante l’impasto linguistico che permette all’autore di usare diversi registri comunicativi in modo sempre pertinente: ecco l’uso del dialetto calabrese sempre accuratamente tradotto in un compito italiano; ecco il linguaggio paludato e forbito del padre Filippo, pronto ad interloquire con personaggi influenti in salotti democristiani che fanno ripensare al film “Il divo”di Sorrentino; ecco lo squallore degli studi di Cologno Monzese, dove si aggirano comparse, veline, vallette, comici, imitatori, aspiranti a posti minori dello spettacolo televisivo e maestranze che ostentano il dialetto meneghino con arrogante ignoranza. Compaiono nel romanzo personaggi celebri del mondo dello spettacolo in cui tutto il racconto si svolge: c’è Luigi Comencini che gira il suo Pinocchio sotto gli occhi allibiti dell’ispettore di produzione Rai, il rigido Filo Spinato, soprannome che gli calza perfettamente, costretto ad assistere alle intemperanze linguistiche del piccolo protagonista che solo la fata Lollobrigida, ricoperta di orribili vaporosi tulle, riesce a domare; c’è la galleria d’arte romana dove si aggirano Moravia, Elsa Morante e il costruttore romano Marchini; ci sono Giulio Andreotti e Cesare Zavattini, Antonio Ricci e Moana Pozzi. La location che Carlo D’Amicis ha scelto per il suo bel romanzo è lo scenario in cui viviamo immersi, tutti, ormai da troppi anni, e al quale tragicamente ci siamo in parte assuefatti: merito del libro è di esserci tutti riconosciuti in alcuni di quei bruttissimi personaggi e delle situazioni incresciose da cui la storia ci fa prendere le distanze con disgusto. Un libro di denuncia sociale, come si diceva un tempo, di grande e sconcertante attualità, che si legge con interesse e con un leggero senso di ansia: cosa abbiamo fatto perché tutto questo non si realizzasse? La figura del magistrato, Graziella, con cui Canio intraprende l’unico rapporto autentico nella parte conclusiva del racconto, è forse la chiave di lettura più profonda per comprendere il senso dell’intero romanzo.
07-06-2010
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Sempre sulla scuola.....commenti sulla stampa
SE LE VACANZE VALGONO PIÙ DELLA SCUOLA
Repubblica — 27 maggio 2010 pagina 30 sezione: COMMENTI

Gentile dottor Augias, ho letto su Repubblica le opinioni della professoressa Mastrocola favorevole alla riapertura dell' anno scolastico in ottobre perché «tanto, per come è la scuola adesso, meglio starci il meno possibile». Ritengo, invece, che la scuola, quand' anche dia "solo un' infarinatura" e non faccia "cultura" (ma è tutto da discutere!) sia ancora un presidio rispetto al ciondolare presso i muretti, alla nullafacenza ai tavolini di un bar. Le estati passate a "guardarsi dentro" sono stupende! Ma, forse, va coltivata prima l' attitudine a questo "guardarsi". Tra una infarinatura e l' altra può ancora essere il piccolo risultato di mesi e anni trascorsi in classe, con qualche insegnante ancora motivato che può aver trasmesso uno straccio di attitudine a riflettere e a pensare. Il vero problema della scuola sarebbe, semmai, di migliorarne la qualità (strutture, docenti, vita quotidiana). La scuola andrebbe ripensata senza questo assillo ogni anno di piccole riforme che confondono e basta. Men che meno la "riforma" Gelmini, una applicazione della legge finanziaria che ha impoverito in modo scandaloso la scuola pubblica. Giulia Alberico g.alberico@fastwebnet.it Il calendario scolastico è uno dei classici argomenti che andrebbero discussi con calma, ragionando insieme, tenendo conto delle speciali condizioni del nostro Paese che da Nord a Sud copre una distanza ortodromica di oltre milleduecento chilometri. Per cominciare, bisognerebbe mettere subito da parte le povere parole del ministro Gelmini che tira in ballo i benefici per le vacanze e il turismo. Mi ha scritto la prof. Laura Kocci (lkocci@tiscali.it): «L' uscita della Gelmini ha un merito: fa capire quale sia l' idea di scuola dell' attuale governo: le vacanze valgono più della scuola». Roberto Corbella, presidente dei tour operator di Confindustria ha suggerito (su Repubblica del 25 maggio) che si potrebbe forse migliorare la distribuzione delle vacanze nel corso dell' intero anno scolastico. La lettrice Elisabetta Bolondi (bolondi@tiscali.it) che ha insegnato a lungo "nella semiperiferia romana" e dunque sa di che parla, scrive: «La mia esperienza mi porta a dire che ci vuole più scuola, più presenza di adulti responsabili che siano un punto di riferimento per ragazzi sbandati, spaesati, disorientati dall' assenza delle famiglie». Forse qui è il punto: la scuola non solo per le lezioni "frontali" ma come centro di aggregazione, di allenamento alla socialità, di scoperta della propria città o regione. Tutto ciò che in famiglia si ha sempre meno spesso. Poiché al momento i soldi non ci sono, bisognerebbe supplire con la passione. E con un po' di competenza. - CORRADO AUGIAS c.augias@repubblica.it
04-06-2010
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In tanti al teatro Quirino: editori, scrittori, librai, lettori
Contro la legge bavaglio, contro una legge che vuole portarci verso una deriva scarsamente democratica, per non togliere ai magistrati la possibilità di indagare e ai giornalisti di riferirne, per la libertà di stampa e di espressione ieri al teatro Quirino eravamo in tanti: gli editori Laterza, Minimum Fax, E/O, Fazi, Donzelli, il gruppo Mauri/Spagnol, Nottetempo, Salerno e altri hanno dato vita ad una serie di letture/interventi di personaggi noti del mondo della cultura: ovazione per Andrea Camilleri, tanti applausi per Sartori, Augias, Rosetta Loy, Nadia Urbinati, Marco Travaglio, Guido Crainz, Stefano Rodotà, Igiaba Scego (a nome di Dacia Maraini), Antonio Pascale, Gianrico Carofiglio, Chiara Valerio.....presenti librai (Libreria Croce, il Seme, le Feltrinelli, Pergamon), poeti (Valerio Magrelli), giornalisti (Nello Aiello, Paolo Flores d'Arcais) e tantissimi lettori: il teatro era stracolmo e la partecipazione del pubblico calda anche durante i lunghi interventi.....
01-06-2010
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'Prenditi cura di me' di Francesco Recami, Sellerio 2010
Francesco Recami, già noto per almeno due precedenti romanzi “Il correttore di bozze” e “Il superstizioso” si presenta oggi come uno dei 12 finalisti per l’assegnazione dello Strega 2010.

La storia ha come protagonista Stefano Maltinti, quarantenne fiorentino dalla vita non riuscita: è l’unico figlio di Marta, vedova benestante ormai da molti anni, e cerca di emergere da continue sconfitte sul lavoro, nella vita privata, nei rapporti con gli amici. Improvvisamente la sua già incerta esistenza viene completamente sconvolta dalla gravissima malattia da cui viene colpita la madre: un ictus cerebrale la porta in una condizione di incoscienza e di immobilità, e di questa situazione non può che farsi carico Stefano, pur se lui si sente del tutto inadeguato al gravoso impegno che lo aspetta. Eccolo dunque in una città degradata, percorsa da un traffico caotico e pericolosamente violento, con personale medico e paramedico distratto, superficiale, lontano dai reali bisogni di pazienti e familiari. Stefano deve confrontarsi con una burocrazia inefficiente e pletorica, con servizi sociali velleitari e inefficienti, anche se la storia si svolge nella Toscana progressista…. l’unica possibilità di sopravvivenza per una persona anziana e non autosufficiente si rivela l’assunzione di una badante straniera. Eccoci allora proiettati nel mondo delle donne emigrate di diverse nazionalità che si propongono per il lavoro di cura: ci sono le slave evolute, ambiziose e spesso aggressive, le sudamericane più ingenue, spesso vittime dei loro stessi connazionali che le schiavizzano. Marta verrà assistita in casa anche se malvolentieri; la malata è costretta ad accettare la presenza di un’estranea nei confronti della quale sono presenti tutti i pregiudizi più ovvi: Maria Asuncion accetta timorosa un lavoro durissimo che tenta di svolgere con le sue scarse competenze e questo solleva almeno in parte Stefano, oberato da debiti, da difficoltà nello svolgere il suo lavoro di consegna a domicilio di cartoni di vino, da rapporti difficili con la ex moglie Alessia e ancor più conflittuali con la stessa madre, nei confronti della quale nutre una forma di attrazione-rifiuto che Recami analizza con fredda e determinata obiettività.

Il libro si legge talora con fastidio, tante sono le profonde lacerazioni che vive il protagonista e che lo portano ad atteggiamenti francamente odiosi e moralmente discutibili, dietro le quali l’autore ci rivela pulsioni segrete che forse ciascuno di noi lettori ha provato segretamente di fronte ad una serie di problemi che la vita familiare e la longevità di molti anziani propone all’attuale società, troppo fragile e precaria per poterli affrontare dignitosamente. Il finale del romanzo, del tutto imprevedibile, ci racconta l’assurdità di rapporti familiari sempre più deteriorati, la follia che può scoppiare all’improvviso, il fallimento del modello "famiglia", tanto celebrato dalla cultura dominante.
28-05-2010
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Recensioni di 'La libreria del buon romanzo' di Laurence Cossé
La libreria del buon romanzo
Laurence Cossé
Collana: Dal Mondo
Area geografica: Letteratura francese
Pagine: 424
Data di pubblicazione: 07 aprile 2010
Euro 18,00


» SCHEDA LIBRO


RECENSIONI SULLA STAMPA
L'utopia in forma di romanzo nei progetti di Laurence Cossé Dall'autrice francese note sul ruolo della critica, di Isabella Mattazzi
Il Manifesto - 13 maggio 2010
La libreria del buon romanzo, di Elisabetta Bolondi
Sololibri.com - 07 maggio 2010
La libreria dei sogni a Parigi, di Simona Maggiorelli
Left - 23 aprile 2010
‘La libreria del buon romanzo’: utopia o realtà? Da Laurence Cossé per e/o un inno alla letteratura perfetta , di Daniela Mase
ApCom - 21 aprile 2010
La libreria del buon romanzo, di Valerio Calzolaio
Salvagente - 19 aprile 2010
Il sogno di ogni lettore, di Ilaria Falcone
NonSoloCinema.com - 19 aprile 2010
Sarà solo utopia La libreria del buon romanzo di Laurence Cossé?, di
Librinews.com - 19 aprile 2010
Benvenuti nell'oasi del libro ideale, di Fabio Gambaro
La Repubblica - 17 aprile 2010
Scelti per piacere, di Fabio Gambaro
D - Repubblica - 10 aprile 2010
La libreria del buon romanzo, di Didier Jacob
Internazionale - 09 aprile 2010




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25-05-2010
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Appello dell'editore Laterza e della maggior parte degli editori italiani
Invito i miei amici a firmare l'appello che l'Editore Laterza, Carmine Donzelli, Elido Fazi e la maggioranza degli editori italiani hanno divulgato su internet al sito
http://www.laterza.it/appello.asp
contro la legge bavaglio che cancella il diritto di essere informati
25-05-2010
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Salone internazionale del Libro - Torino 2010
Anche l’edizione 2010 del Salone internazionale del libro di Torino è stata un grande successo di pubblico: i corridoi del Lingotto sono stati letteralmente presi d’assalto da un numero sempre crescente di visitatori e di lettori appassionati di tutte le età. Gli stand dei diversi espositori, sempre più curati ed accattivanti, hanno mostrato la vitalità e la creatività dell’editoria italiana, che, malgrado le statistiche sempre scoraggianti, mostra invece un’energia insospettata. Ecco allora i templi della Mondadori e dell’Einaudi, lo spazio giallo frequentatissimo dell’IBS, la parte riservata alla Rai, con la postazione di Fahrenheit guidata dall’infaticabile Marino Sinibaldi e il suo team. Molto belli gli stand degli editori piccoli e medi, quali Minimum Fax, E/O, Fandango, Nottetempo, Iperborea, Alet, Neri Pozza, Instar, Nutrimenti, Giuntina, Fanucci, Fazi, Sellerio, Guanda, Nord, Elliot... pieni di colori e di novità che spesso spariscono nelle grandi librerie dove l’offerta è talmente vasta da far perdere di vista libri spesso belli, ma talvolta trascurati o ignorati del tutto...

Io ho lavorato per Donzelli editore e ho potuto cogliere molti degli umori, delle tendenze e dei gusti dei lettori: i grandi Album dove prevale la grafica di qualità hanno avuto un successo senza precedenti, quasi a mostrare che in un momento difficile per questo paese ci si rifugia volentieri nella fiaba, nel mito, nella fantasia:libri che sembrano per bambini sono scelti, sfogliati e letti dagli adulti in grande quantità.Il piccolo Nicolas, la strega Babayaga, il leone che si perde a Parigi, la storia di una minuscola goccia d'acqua, le filastrocche e la magia delle fate hanno riscosso un'attenzione e un interesse eccezionali. Grande richiesta di narrativa e di poesia, nel complesso: i dibattiti tra politici e intellettuali puri invece hanno registrato un minor numero di presenze e complessivamente una certa indifferenza. Le presentazioni e gli eventi sono stati mediamente affollati, ma intorno a Saviano, a Marco Travaglio, alla francese Amélie Nothombe e alla anglo-libanese Zena El Khalil si sono radunate folle degne dello stadio di calcio! Insomma, un notevole successo di pubblico, un’incredibile varietà di eventi, molti premi letterari, un’aria festosa, un’atmosfera di grande libertà....Infine, certamente un'edizione del Salone da ricordare.
19-05-2010
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Radio 3 - Fahrenheit - 'Il tempo materiale' di Giorgio Vasta
Recensione radiofonica


06-05-2010
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Matteo Nucci e il suo romanzo di esordio: selezionato per il premio Strega
Matteo Nucci, giovane narratore e caro amico, al suo primo romanzo viene selezionato per il Premio Strega. Riuscirà ad entrare nella cinquina? Per tutti quelli che vogliono, consiglio la lettura del suo bel libro dal titolo fascinoso "Sono comuni le cose degli amici"

Questa è la mia lettura: e la vostra???

"Uno degli esordi più attesi dell’anno" recita la fascetta che il critico Gabriele Pedullà ha scritto per questo romanzo di formazione che racconta un doloroso, intenso, a volte drammatico percorso di crescita. Matteo Nucci, autore non ancora quarantenne, studioso di cultura classica, filosofo, viaggiatore, alla sua prima prova narrativa di grande respiro mostra una padronanza della struttura narrativa e della capacità di costruire un testo complesso davvero notevole.

Il libro è diviso in tre parti, ognuna delle quali, con un uso sapiente dell’allitterazione, descrive tre momenti successivi del cammino interiore del protagonista: veglia, vento, volto. La prima parte si riferisce alla veglia al padre di Lorenzo, Leonardo, morto improvvisamente nella casa che la famiglia possiede fuori città: compaiono i personaggi che compongono lo scenario domestico, la sorella Martina, l’anziana domestica Irma, lo zio, l’ex moglie Carolina, alcuni amici cari. Restano sullo sfondo altre due donne (la madre di Lorenzo, Giovanna, e la sua attuale compagna, Sara), che incontreremo più tardi. Ci sono pochi avvenimenti nelle pagine del romanzo, tutto avviene nella testa e nelle relazioni presenti e passate di Lorenzo; la sua angoscia che lo vede spaventato di assomigliare a suo padre, proverbiale tombeur de femmes, gaudente, pieno di compagni di baldorie, ma poi tristemente solo nella chiesa dove si svolge il suo funerale; i suoi irrisolti rapporti con le donne della sua vita: la prima moglie Carolina, la compagna Sara che gli è costata il tradimento al suo più caro amico, Marco, che non lo può perdonare. Sembra che le uniche figure positive per Lorenzo siano legate all’infanzia: Irma, che nella turbolenta vita familiare è stata un elemento di continuità e di equilibrio insieme a sua madre, Giovanna, che sembra aver fatto pace con la storia di tradimenti a cui il padre di Lorenzo e Martina l’aveva sottoposta.

Un interno borghese, quello che Matteo Nucci ci racconta, fatto di cucine dove si consumano pasti ricchi di cura quasi maniacale per ingredienti e riti consolidati: i biscotti di Irma, il tè, lo sminuzzamento del prezzemolo, la cottura del polpo, somigliano ad azioni simboliche che rimandano a ritualità memoriali di sapore proustiano. Ed è curatissima anche la forma espressiva: la ricerca di termini precisi per elencare fiori, piante, rampicanti che sembrano far parte del paesaggio interiore del narratore, come pure il mare della Grecia, quello di Anzio, del Circeo, che ne accompagnano le crisi, i momenti di tristezza, di commozione, di rimpianto. Un libro mai sentimentale, anche se pieno di sentimenti spesso solo accennati: l’amicizia, l’amore, la famiglia, la città, le isole greche, la cultura sono le cose che contano davvero e che nel romanzo trovano un’efficace sintesi narrativa.
04-05-2010
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Spettacolo + Aperitivo al Teatro San Genesio LIBRE
Dal martedì al venerdì alle 18.30, nei prossimi mesi potrete gustare uno spettacolo teatrale breve, meno di un'ora, dopo un aperitvo offerto dalla produzione. Si comincia con TERRA: Io sono dove tu mi hai dimenticato (Federica Lenzi, 9-10-11-12 febbraio) ; E SE UNA NOTTE (Alessandra Della Guardia e Giovanni Bussi, 23-24-25-26), IL RICONOSCIMENO DI SAKUNTALA (Angela Malvasi e Valeria Bianchi); a Marzo nuovi spettacoli che segnaleremo......
L'ingresso costa 5 euro.....Un'idea insolita ma per ora molto gradita dal pubblico!
Il teatro San Genesio è in Via Podgora 2- Roma-Piazza Mazzini,vicino alla Rai
www.teatrosangenesio.it
Telefono 06-3223432
10-02-2010
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Dolore de Profundis
Italia De Profundis (Minimum Fax, euro 15) di Giuseppe Genna è un lungo, ininterrotto, grido disperato dell’autore verso se stesso e verso il paese in cui viviamo. Un urlo che tuona già nella immaginifica e inquietante copertina firmata da Riccardo Falcinelli, e che continua incessantemente a scuoterci e annichilirci spesso violentemente, a tratti ironicamente, nelle oltre trecento pagine di canto funebre che echeggia dalla penna di quel Genio di Genna. La ripetuta e ossessiva reiterazione del suo nome, l’io narrante “Io, Giuseppe Genna”, che potrebbe superficialmente suggerire un fine esercizio di egocentrismo e un patetico tentativo di auto-definizione, mira in realtà ad un suo totale annullamento, l’annullamento della persona “Giuseppe Genna”, dello scrittore “Giuseppe Genna”, del protagonista del romanzo “Giuseppe Genna”, dell’Italia di “Giuseppe Genna”. E alza il tiro, ci spiega cosa significa avere il “cuore pesante”: ritrovare in rigor mortis il cadavere del padre, vagare in una psichedelica Berlino per sopportare l’oblio amoroso, la folle iniziazione all’eroina e al sesso estremo con tre transessuali, un caso di eutanasia, l’orticaria devastante e la depressione mortificante, per arrivare infine all’approdo in un villaggio vacanze siciliane che è una spaventosa e allucinante metafora della triste e malata deriva della “cultura italica”. Un doloroso viaggio nella strabordante devastazione personale e collettiva ritratta dalle parole profetiche di Genna, che creano uno stile ibrido proveniente da libri, stampa, televisione e internet, e che davvero colpiscono nel profondo le coscienze dei lettori.
27-12-2009
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E V E N T I
Giovedì 3 Giugno 2010
ore 17,30
Casa della Memoria e della Storia
Via San francesco di Sales 5
Roma
 
'Non perdere la speranza'. La storia di due sorelle in Lager
con Elisabetta Bolondi, Giovanna Brezzi, Vera Michelin Salomon

 
Lunedì 31 Maggio 2010
ore 17
Teatro Quirino - Gassmann
Via Marco Minghetti
Roma
 
I libri della libertà
Maratona di letture in difesa dell'informazione. Invito di Donzelli

 
Giovedì 13 Maggio 2010
ore 10-22
Lingotto Fiere
Via Nizza
Torino
 
Salone Internazionale del Libro
La memoria, svelata. Paese ospite: India

 
Giovedì 6 Maggio 2010
ore 17
Sala Atti Parlamentari del Senato
Piazza della Minerva 38
Roma
 
Presentazione di 'Care ragazze. Un promemoria' di Vittoria Franco
con Concita De Gregorio, Anna Finocchiaro, Nadia Urbinati

 
Martedì 20 Aprile 2010
ore 10-18
Casa della Memoria e della Storia
Via San francesco di Sales 5
Roma
 
Celebrazione del 25 aprile. Giornata di lettura, musica, poesia
Ogni partecipante potrà leggere un testo(10 minuti) a sua scelta

 
Lunedì 12 Aprile 2010
ore 16.30
Liceo Dante Alighieri
Via Ennio Quirino Visconti 13
Roma
 
'Educo ergo sum' di Dario Missaglia
Introduce il Preside Carlo Mari. Con Luigi Berlinguer e Angela Nava

 
Venerdì 26 Marzo 2010
ore 19,30
Auditorium - Officina 2 - sezione Garage
Viale Pietro de Coubertin
Roma
 
'Sono comuni le cose degli amici' di Matteo Nucci
Presentazione di Gabriele Pedullà nell'ambito di "Libri come"

 
Mercoledì 24 Marzo 2010
ore 10
Cinema Arlecchino
Bologna
 
'Il piccolo Nicolas e i suoi genitori': proiezione del film per gli studenti
Prima della proiezione lettura ad alta voce di Livia Porzio

 
Lunedì 8 Marzo 2010
ore 16.00
Casa del Cinema - Sala Deluxe
Villa Borghese, Largo Marcello Mastroianni 1
Roma
 
Un Flaiano a Roma
Incontro con Nello Aiello, Masolino D'Amico, Giuliano Montaldo, Giovanni Russo. Conduce Enrico Magrelli

 
Martedì 9 Febbraio 2010
ore 18,30
Libreria Koob
Via Luigi Poletti 2
Roma
 
Presentazione de 'Il libro della Shoa. Ogni bambino ha un nome'
Introduce M.Lomonaco, con Clotilde Pontecorvo, Lia Levi, Sarah Kaminski, Raffaella Di Castro. Letture de 'La casa d'Argilla'